Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Era un pomeriggio di un'estate di un altro anno davvero molto afoso ed il lido dei militari, consumato dai tanti soli e dai travagli dello stesso mare, reggeva con fatica le chiassose famiglie degli ammiragli, dei generali, dei capitani e dei molti parenti che li accompagnavano, diversi di loro in verità senza alcun titolo per essere laggiù. Il vociare era costantemente ricercato ma proporzionato, sembrava un brusìo ruvido, criptico e misterioso dove talvolta appariva chiaro il nome di qualcuno, la tappa di una nave, l'encomio tanto atteso o l'ingiuria ricevuta per invidia.
Diverse ragazze al solarium mostravano una sfrontata vanità nell'indossare costumi abilmente succinti per attirare gli sguardi ammiccanti del desiderio, ma se le osservavi con intensità, si evidenziava stranamente quel pudore così sfidato nella posa, ma maldestramente adesso usato per mascherare la vergogna ed il fastidio: evidentemente quel pudore è l'eco della recondita paura dell'uomo di mostrarsi per quel che è.
Acque irrequiete ascoltavano intanto dallo sfondo distratte: erano impegnate nella strenua lotta con le maree e le correnti, ma a volte giocavano con quei bagnanti presuntuosi cogliendoli all'improvviso con poderose onde, che posavano sulla battigia quel sale spumoso ed asperso dei loro sforzi.
---
Abbiamo basato la nostra società sul continuo rincorrere non si sa bene cosa, improntandola e modellandola sul raggiungimento di traguardi, di prestigi, di trofei, di nomine, di posizioni, di ruoli e di professioni, che è divenuto questo opprimente ed efferato sforzo, il vivere. Ma è questa costante ambizione, è questa atroce avidità, è questo continuo imitare e ripetere, è questa ossessionante sete del potere, che è il vero vivere buono, sano ed accurato?
C'è davvero il rigoglio della bontà nel raggiungere il potere a tutti i costi? Esercitarlo? Identificarsi nel piacere del dominio o del possesso a tal punto da isolarsi poi da tutto e da tutti per la paura che qualcuno o qualcosa possa poi portarcelo via?
Abitare nei vestiti vanesi dell'apparenza per elemosinare quell'attenzione dagli altri che possa compiacerci, per poi struggerci quando saremo soli, è sanità?
O tutto questo conflitto, questa costante lotta, questo meschino apparire, questa continua e logorante battaglia con sé stessi attraverso il miglioramento ed implicitamente con gli altri attraverso la competizione, non è forse la prova inconfutabile di quel vuoto che in realtà siamo da riempire in ogni modo, non facendo altro così che alimentare solamente la brutalità, la crudeltà e la violenza?
Perché non impariamo dapprima a vivere rettamente, onestamente, in maniera originale, senza nasconderci più, con quella straordinaria sensibilità che è intelligenza e poi dopo a trovare così quella giusta posizione, quel traguardo inaspettato che giunge sontuoso dal movimento diligente della compassione?
Diciamo subito che è impossibile, non è vero?
Che bisogna combattere per avere, prevalere per essere, pretendere per raggiungere, volere per ottenere, difendersi attaccando, spiccare per essere il migliore, il modello, l'eroe, no? Perché? Perché non c'è rimasto altro che il nostro condizionamento a direzionarci e a darci un apparente senso, fuggendo così attraverso il ripetere e l'imitare implicitamente e pedissequamente dalla nostra condizione di insicurezza, di mediocrità e di paura, nella tradizione.
Questo, non può essere in alcun modo amore vero, perché non c'è affatto unità, ma la disgregazione frammentaria della confusione, che è la deriva dissoluta del disordine.